29 maggio 1987. Il mio primo concerto degli U2, trent’anni oggi.

Gli U2 li avevo ascoltati la prima volta nell’autunno del 1984. Un mio compagno di classe, Antonio Bisceglia, aveva comprato l’album The Unforgettable Fire appena uscito: mi disse questi li devi ascoltare, ti piaceranno. Fu subito amore. Comprai l’album, in versione musicasetta, e a ruota tutti gli altri usciti fino a quel momento. In quel periodo non ascoltai altro. Di lì a poco venni a sapere che a febbraio gli U2 avrebbero suonato dal vivo a Milano e a Bologna e così tentai l’impresa con i miei cercando di convincerli a mandarmici. Non ci riuscii. Dovevo aspettare una “prossima volta”.

La prossima volta venne due anni dopo. Nel frattempo avevo fatto proseliti tra i miei amici e quando nel 1987, dopo l’uscita di The Joshua Tree, gli U2 tornarono in Italia, mi feci trovare sotto il palco dello stadio di Modena, il 29 maggio, assieme a Roberto, Marco e Matteo. Era il nostro primo concerto rock, ed era quello degli U2!

 

I giorni precedenti

Quando seppi delle tappe italiane del tour mi posi il problema se andare a Roma o a Modena e di come procurarmi i biglietti. Ne parlai con Roberto, il quale si ricordò che durante l’estate precedente aveva conosciuto un ragazzo di Modena che forse poteva aiutarci a trovare i biglietti. Nei giorni a seguire riuscì a mettersi in contatto col modenese ricevendo assicurazioni: “ai biglietti ci penso io” disse “fatevi trovare verso le 10.00 del giorno del concerto davanti ai cancelli dello stadio con 20 mila lire a testa e non preoccupatevi del resto”. Insomma avevamo i biglietti, o almeno così credevamo.  Quindi deciso: si va a Modena. Oltre a Roberto si aggregò anche il fratello Marco e Matteo il Rosso. Per arrivare a Modena in tempo per lo scambio, l’unica era partire da Foggia col treno delle 22.30 del giorno prima.

Partimmo nel primo pomeriggio con l’intenzione di fare un salto ai Giardini di Foggia, per salutare i nostri amici foggiani e per fargli sapere che noi si andava al concerto degli U2. Alla fermata dell’autobus però, davanti al Coppa di Cuoco, vennero a trovarci tutti gli altri della comitiva, per salutarci prima di partire ci dissero. Un saluto un po’ particolare scoprimmo più tardi. Dopo gli abbracci di rito, i divertitevi, i mi raccomando e i fate i bravi, tirarono fuori ciascuno il proprio fazzoletto e finsero di piangere portandoselo al naso e poi agli occhi. Poi, dopo che l’autobus partì, ci rincorsero per tutto il paese fino alla fermata successiva, quella della Villa, e da lì sventolarono verso di i loro fazzoletti come facevano i parenti con i cari che partivano per davvero. Noi dentro ridevamo a crepapelle assieme a tutti gli altri passeggeri, e anche l’autista, anche se faceva finta di essere arrabbiato.

Arrivati a Foggia ci aspettavano Gino e Mimmo, che allora abitavano lì: dopo il giro ai Giardini ci ospitarono per cena a casa loro. E così, dopo aver gustato le prelibatezze di casa Rinaldi, ci avventurammo verso la stazione.

Il viaggio

Trovammo uno scompartimento libero e lo occupammo. Di dormire non se ne parlava proprio. Matteo percorse tutto il treno da cima a fondo in cerca di ragazze da tenere compagnia. Ma il treno era praticamente vuoto: era il treno dei migranti – alcune carrozze erano addirittura dirette in Germania – ma quel giorno era un venerdì e di gente diretta a nord ce n’era poca. Eravamo i padroni del treno, della notte, e della nostra vita e stavamo andando a vedere gli U2. Trascorremmo le prime ore a guardare attraverso i finestrini lo scorrere dei palazzi e dei pali della luce. Poi cademmo in un leggero dormiveglia che terminava ad ogni fermata del treno. Alle 5 del mattino arrivammo finalmente a Bologna. Qui comprammo il giornale alla ricerca di qualche articolo che parlasse del concerto allo Stadio Flaminio del 27 maggio. Lo trovammo. Gli U2 avevano fatto il botto provocando un vero e proprio terremoto!

U2_19870527_Roma_terremoto

credit: U2place.com

La lettura dell’articolo ci entusiasmò a tal punto da farci dimenticare la stanchezza che avevamo addosso. Eravamo a poche ore dal concerto più atteso della nostra vita. Il tempo di fare colazione e prendemmo il treno per Modena, dove giungemmo intorno alle sei.

 

29 maggio 1987

Visitammo il centro della città. Poi il parco,  dove ci appisolammo per qualche minuto, e infine ci dirigemmo verso lo stadio.

Antonio, Marco e Roberto a Modena, 29 maggio 1987
Con Marco e Roberto nel parco di Modena, 29 maggio 1987

Era l’ora dell’appuntamento ma del modenese non c’era traccia. Aspetta e aspetta, verso le 12.00, dopo ripetuti tentativi di contatto telefonico desistemmo desolati. Era ormai chiaro che il tizio ci aveva bidonato. La fila ai cancelli intanto ingrossava e noi eravamo senza biglietti. Panico. Ci rincuorò un ragazzo che, vedendoci smarriti, ci disse di un bar che poteva fare al caso nostro: come ad ogni concerto, lo imparai in seguito, c’era sempre qualcuno che doveva disfarsi del biglietto dell’amico che a causa di imprevisti aveva dovuto rinunciare e quel bar fungeva da collettore. Ci precipitammo lì immediatamente. I biglietti c’erano! Il barista fu onesto e ce li rivendette al prezzo di costo: ventimila lire. A me toccò un biglietto omaggio, pagato anch’esso allo stesso prezzo.

U2_modena_29_05_1987
il biglietto di Marco

Nel frattempo avevano aperto i cancelli. Quando entrammo erano circa le 3 del pomeriggio, nonostante l’ora trovammo posto sul prato, a circa sei metri dal palco. Il sogno di vedere gli U2 dal vivo stava per realizzarsi! Passammo un paio d’ore a gozzovigliare godendoci il sole e facendo due chiacchiere con altri ragazzi. Roberto attirava l’attenzione di tutti per via del suo giubbino in jeans sul cui retro una sua amica aveva disegnato la bandiera di WAR.  Io e Marco andammo sugli spalti a cercare un bagno e notammo che un po’ più a sinistra rispetto a dove eravamo noi e molto più vicino al palco si era creato un vuoto considerevole e stavamo ragionando se era il caso di spostarci di là, ma proprio in quel momento entrarono i Lone Justice sul palco per la loro esibizione. In quel momento scattai questa foto:

il palco

Il pubblico si alzò in piedi ammassandosi sotto il palco. Quando tornammo trovammo gli altri ancora più a destra, non più centralmente ma sempre abbastanza vicini, tanto da poter vedere i quattro irlandesi negli occhi. Dopo i Lone Justice toccò agli Big Audio Dynamite di Mick Jones (ex Clash) e infine ai Pretenders con Chrissie Hynde in gran forma. Bravi tutti ma noi eravamo lì per Bono & C.

 

Il concerto

Finalmente verso le nove e un quarto le note di Stand by Me ci fecero capire che era arrivato il momento tanto atteso. Era sceso il crepuscolo, (il Twilight) e alle 21.20, gli U2 salirono sul palco. Non vi dico l’emozione. Entrarono uno alla volta e quando partirono le note di Where The Streets Have No Name ci fu un boato. Un rosso intenso pervase tutta la platea. Il mio cuore batteva a mille e con il mio tutti quelli dei 35.000 presenti. Bono, ancor prima di iniziare a cantare si fece tutta la passerella da sinistra a destra per salutare il pubblico e quando passò davanti a noi, per un attimo avemmo tutti la sensazione che ci stesse guardando dritto negli occhi. Roberto, che sventolava la giacca in jeans a mo’ di vera bandiera, disse che era riuscito a fargliela notare e che Bono l’avesse salutato con un cenno della mano. Eravamo felici e smarriti allo stesso tempo. Ricordo che quando partirono le note di I Will Follow, che sapevo a memoria e che avevo ascoltato mille volte, non riuscivo a ricordare quale canzone fosse. Ero come in trans. Saltavo e vibravo, senza sapere perché e percome. Quando venne il turno di I Still Haven’t Found What I’m Looking For ripresi fiato. La gente irlandese…quello italiano…. [lunga pausa] uh! voglio parlare italiano… [Bono tira fuori un foglio dalla tasca e poi legge] “la gente irlandese e quello italiano ha lo spirito vicino”. Quella frase di Bono in un italiano stentato la ripetemmo per i mesi a venire, ogni volta che rammentavamo o raccontavamo il concerto. Poi fu la volta di MLK e della magica The Unforgettable Fire. E in seguito tutte le altre. Quando fu il momento di People Get Ready Bono invitò un ragazzo a suonare la chitarra assieme a lui. Lo pescò proprio dal posto che io e Marco avevamo individuato mentre eravamo sugli spalti. Un vero peccato per Marco, l’unico che la sapeva suonare tra noi: poteva essere il suo (e il nostro) momento di gloria. Finito il concerto ci accorgemmo che Matteo non era tra noi. Lo avevamo perso. Dopo un po’ una voce al microfono diceva che Matteo il rosso, di Mattinata era davanti al cancello e ci aspettava. Eravamo riusciti a farci conoscere pure lì. Molti altri fan avrebbero dormito fuori dallo stadio per assistere al concerto del giorno dopo, noi ne fummo tentati ma eravamo senza quattrini, giusto quelli per tornare a casa. Ci avviammo verso la stazione, a piedi e da lì verso Mattinata.

Qui sotto c’è la registrazione di quel concerto.

 

 

 

 

 

 

 

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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