A me nemmeno un trafiletto (eppure sarei potuto morire) 

Quando eravamo gggiovani, verso i 15 anni, eravamo soliti concludere l’estate aspettando l’alba del 17 settembre. La sera dell’ultimo giorno di festa patronale, subito dopo i fuochi di artificio, ci trasferivamo nella casa di campagna di Raffaele e, tra gavettoni, barzellette, birre, salsicce e altro cibo sano, aspettavamo tutti insieme l’ultima alba dell’estate: da lì a poco sarebbe iniziata la scuola con tutto ciò che ne conseguiva e quello era un modo per dilatare fino all’ultimo quei giorni spensierati e belli dell’estate mattinatese. All’andata qualche genitore si preoccupava di dare un passaggio a coloro che erano sprovvisti di motorino, al ritorno però bisognava arrangiarsi. Sicché quella volta, io che ero motorizzato Malaguti, mi offrii di fare la spola: nel giro di un’oretta li avrei portati tutti al paese e poi tutti a far colazione al Bar Totaro. Senonché al secondo viaggio mi resi conto di essere in riserva e perciò, al ritorno, essendo la strada quasi tutta in discesa, spensi il motorino e andai a motore spento con le braccia aperte ad assaporare il vento, come Rose e Jack in quel film che sarebbe uscito una decina di anni dopo. Il silenzio doveva essere talmente silente (e la stanchezza così stanca) che mi addormentai. Avete letto bene. Mi sono addormentato alla guida del motorino. Dopo aver fatto la curva del cimitero, rischiando così di spiaccicarmi sul suo cancello principale, e di ritrovarmi così già in loco pronto per la sepoltura, mi svegliai appiccicato alla recinzione di metallo del Tio Pepe, circa 300 metri più avanti. E meno male che il motorino tenne la destra, che se invece prendeva la sinistra non sarei qui a raccontarvela. Feci tutto da solo, lo giuro, proprio come il tale di Biella: a me però non mi dedicarono nemmeno un trafiletto.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

1 thought on “A me nemmeno un trafiletto (eppure sarei potuto morire) ”

  1. Amico mio, ricordo bene i fatti che hai raccontato. La festa, le risate, la spensieratezza e l’amicizia di quel periodo della nostra vita che ho condiviso con te e la nostra comitiva. Bellissimo allora e bellissimo oggi anche solo a ricordarlo. Grazie.

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