I miei cinque anni da Consigliere Provinciale

 

#ultimoconsiglio

 

Domenica scorsa, 8 giugno 2014, si è concluso il mio mandato da Consigliere Provinciale. In tutto è durato cinque anni. Cinque anni che mi hanno che mi hanno fatto conoscere meglio un territorio straordinario come quello della Provincia di Siena e che mi hanno reso consapevole del  fatto che la politica, di per sè,  in fondo è una cosa bella e che a sporcarla sono gli uomini, con i loro comportamenti sbagliati e con le loro malversazioni.

In questi anni sono state fatte tante cose in Consiglio, di tre però ne vado fiero e cioè dell’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti; dell’istituzione del registro del Testamento Biologico e del Last Minute Market. Il primo è stato approvato all’unanimità in Consiglio dopo un passaggio in Commissione; il secondo è attualmente in fase di attuazione ed il terzo ha trovato riscontro nel piano interprovinciale dei rifiuti. Ne vado orgoglioso sia per quello che significano di per sé, sia perché sono il segno tangibile e duraturo del mio passaggio in Consiglio.

In questi anni  ho avuto la fortuna di collaborare con brave persone, dai colleghi consiglieri agli assessori fino ai  dipendenti dell’Amministrazione provinciale e da tutti ho imparato qualcosa.

A loro vanno i miei ringraziamenti, così come vanno alla mia famiglia, che proprio in questi cinque anni è raddoppiata di numero, per  avermi saputo aspettare e per avermi concesso di sottrarre loro parte del mio tempo. Ringrazio poi i miei elettori,  per aver creduto in IDV e di rimbalzo in me: spero di non aver deluso le loro aspettative.  Ringrazio infine i miei amici di IDV, da Fabio Evangelisti a Marco Manneschi passando per Niccolò Rinaldi che, nei loro rispettivi ruoli e quando IDV era IDV,  non hanno fatto mai mancare il sostegno del partito al momento delle scelte importanti. Erano altri tempi, i tempi migliori per quanto riguarda IDV e la mia esperienza politica, i tempi in cui vi erano, da parte degli italiani, forti aspettative e grandi speranze verso Italia dei Valori, speranze poi miseramente tradite: gli elettori, specie quelli come i nostri – intransigenti ed esigenti al tempo stesso –  non hanno perdonato. Poi è arrivata la nuova IDV e sappiamo tutti come è finita. Grazie anche agli amici senesi del partito: Fabio Dionori, Luciano Peccianti, Bernardo Giorgi e Roberto Vulpo su tutti. Grazie a loro mi sono sentito meno solo, specie negli ultimi tempi.  Last but not the least, come dicono gli inglesi, un particolare ringraziamento va a Davide Scaramuzzino: senza quella chiacchierata nel lontano dicembre 2005 tutto ciò non si sarebbe mai verificato.

E adesso che fai? Adesso torno ad essere quello di sempre, un cittadino che cerca di migliorare la società in cui vive attraverso l’impegno civile, insomma torno ad essere “società civile”. Eh si, perchè quando si fa politica si è politici, mica persone, ti ci ritrovi addosso quest’etichetta, che negli ultimi decenni ha assunto una connotazione negativa, e vuoi o non vuoi  con essa ci devi fare i conti.  Io però non ho voluto fare come il protagonista de La Patente di Pirandello, anche se ne avrei avuto tutte le ragioni:  l’abito del politico non mi è mai piaciuto, e di ciò ne  ho sempre dato dimostrazione sia in Consiglio che in pubblico cercando sempre di stemperarne la maschera sia con il mio comportamento che con i miei interventi. Ho preferito e preferisco indossare i miei abiti, quello di un cittadino che per un po’ di anni ha prestato un servizio civile che lo ha reso migliore e che spero abbia reso migliore anche gli altri. Quando ho deciso di fare politica un po’ di anni fa, lo feci con l’intento di mettere la mia persona a servizio degli altri e scelsi di farlo con IDV perchè era il partito che più combatteva tutto ciò che io volevo combattere e anche perché non volevo che si pensasse per un solo momento, un giorno lontano, che io fossi stato complice del degrado morale e civile in cui era piombata l’Italia.  Poi è andato a puttane anche IDV. Ed è per questo che torno ad essere società civile.

Vi lascio con il mio ultimo intervento in Consiglio che aveva come unico punto all’ordine del giorno l’argomento “la situazione delle Province alla luce delle nuove norme in materia di ordinamento degli  enti territoriali e delle recenti manovre di finanza pubblica”, un Consiglio aperto, un  modo per dare conto di quanto fatto e per passare le consegne, al quale erano stati invitati oltre 300 soggetti: dai 36 sindaci della provincia, ai rappresentanti delle  sigle sindacali, delle associazioni di volontariato, delle imprese ecc. in tutto però sono intervenuti una trentina di persone (solo otto  i sindaci presenti). Poche, pochissime. E pensare che era stata allestita anche una sala adiacente con tanto di maxi-schermo  per consentire a tutti di seguire il dibattito.  Segno evidente del disinteresse generale rispetto all’argomento.

Noi di IDV raccogliemmo nel 2011 otre 100.000 firme a sostegno di una proposta di legge popolare per la soppressione delle province, questo a premessa dell’intervento per ribadire come la si pensa. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e nel frattempo ne abbiamo viste di tutti i colori. Dalle proposte contenute nel Salva Italia di Monti a quelle del DL Del Rio il risultato è sempre stato lo stesso: un insieme di norme che non hanno mai tenuto in considerazione l’aspetto più importante: superare le provincie senza intaccare la qualità e il numero di servizi erogati ai cittadini.  Si è preferito invece, optando per una riforma-proforma e con la scusa del taglio dei costi della politica, optare per una soluzione che di fatto penalizza soltanto il contribuente: con i minori trasferimenti infatti, derivanti dai recenti provvedimenti legislativi, avremo strade meno sicure, scuole meno sicure e servizi ridotti all’osso. Questo è avvenuto e questo avverrà ancor di più nei prossimi mesi. Il Decreto Salva Italia si è visto la fine che ha fatto: è stato bocciato giustamente dalla Consulta e spero che la stessa fine faccia il cd Decreto Del Rio. Lo dico non per difendere lo stato dell’arte ma semplicemente per ripristinare lo stato di diritto. Quando fai una riforma, in fretta e furia, prima con Monti perchè te lo chiede l’Europa e poi con Renzi perchè ci sono le europee, il risultato è sempre lo stesso: una accozzaglia di norme incongruenti, e abbiamo visto anche incostituzionali, che generano incertezza e confusione sia tra gli addetti ai lavori che tra i cittadini. No. Non era questa la riforma per le quali ho raccolto le firme tre anni fa. Non era questo il modo per superare le province e non è così che si risolvono i problemi di finanza pubblica.

Di chi è la colpa? Di Renzi? Di Letta? di Monti? No la colpa di tutto ciò è nostra, di noi partiti politici. Se siamo arrivati a questo punto la colpa è del modo approssimato in cui si è fatto politica negli ultimi vent’anni. Della gallina oggi anziché l’uovo domani. Siamo andati dietro alle mode, ai populismi, a rincorrere il delirio di Berlusconi senza occuparci seriamente della cosa pubblica. I segnali c’erano ed erano evidenti già prima della crisi economica, già prima che Grillo si affacciasse alla soglia della politica.  Non si è avuto il coraggio di andare a fondo, di mettere a nudo le criticità e di avere una chiara visione, perché prima di essere politici noi siamo i padri dei nostri figli ed è a loro che ci dobbiamo ispirare. Qui oggi ci sono i sindaci della nostra provincia (pochi a dir la verità, speravo in una loro massiccia partecipazione) coloro i quali saranno chiamati ad amministrare questo ente. Gli stessi sindaci che ora si dicono preoccupati, in passato non hanno mosso un dito presso chi di dovere per denunciare lo scempio che si stava perpetuando. Soltanto qualche debole, permettetemi il termine, schiamazzo, niente di più. Forse non si rendono pienamente conto di quello che li aspetta: e cioè gestire un ente che è sull’orlo del dissesto visto l’ingente taglio di risorse di cui è stato vittima. Il rischio è che nei prossimi mesi questo ente così ben amministrato in passato si trasformi in cumulo di macerie.

Approfitto di questo mio ultimo intervento per porre i miei ringraziamenti al Presidente del Consiglio e della Giunta, agli assessori, ai colleghi consiglieri, ai dirigenti e ai dipendenti tutti dell’amministrazione Provinciale che  in questi anni si sono sempre mostrati pronti a dare risposte e a collaborare con me. Un ringraziamento particolare va ai collaboratori di noi consiglieri Riccardo Benucci, Carla Mencaraglia ed Enrico Marmugi per il lavoro preciso e fattivo svolto in questi anni.

 

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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