Sul futuro delle province e sul consiglio del 31 gennaio

Il 31 gennaio scorso, in tutte le province d’Italia, si sono tenuti consigli provinciali aperti sul futuro delle Province rispetto a quanto previsto dalla legge approvata dal Parlamento il 27 dicembre 2011. Legge che non abolisce le Province, ma le svuota di funzioni e di rappresentatività popolare. All’ordine del giorno c’era un documento proposto dall‘UPI Nazionale sul quale siamo stati chiamati ad esprimerci con un voto. Non condividendo affatto il contenuto del testo, per via dell’ipocrisia e dell’inutilità rispetto al problema di fondo, ho presentato un ordine del giorno incidentale (cd incidentale)  dichiarando che non avrei preso parte al voto sul documento dell’UPI.

Questo il mio intervento:

L’Italia dei Valori con questo ordine del giorno incidentale propone una operazione di verità. Oggi siamo chiamati come gruppi consiliari ad esprimerci su un ordine del giorno proposto dll’UPI nazionale che esprime contrarietà rispetto alla “legge di conversione del decreto legge che contiene disposizioni che prefigurano uno svuotamento dell’Istituzione Provincia, fino alla scomparsa della stessa”.  Facciamo dunque un’operazione di natura politica e quindi non prendiamoci in giro e soprattutto non prendiamo in giro i cittadini e i dipendenti: noi dell’IDV abbiamo raccolto firme per una legge di iniziativa popolare di natura costituzionale per l’abolizione delle Province. Altre forze politiche l’abolizione delle Province di fatto l’hanno votata in  Parlamento votando il pacchetto Monti: PD, PDL e Terzo Polo.  Noi dell’IDV ci siamo rivolti ai cittadini, chiedendo loro se erano d’accordo con la nostra proposta di legge, nella nostra provincia oltre 1000 cittadini lo sono stati e oltre 300.000 in tutto il territorio nazionale. Una proposta di legge pololare che costituiva l’avvio di un complessivo processo di riforme:  solo con una riforma razionale, organica e complessiva dello Stato e degli Enti Locali potrà affrontare il tema delle caste, dei costi della politica e degli sprechi, il tutto nell’interesse dei cittadini e del nostro Paese.

Una Repubblica composta dallo Stato in tutte le sue articolazioni territoriali, come le attuali regioni, province,  e sopratutto dalle migliaia di Enti di secondo livello, non può essere un modello idoneo a fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria e le sfide per il mantenimento dei presidi pubblici fondamentali. Il contenuto della riforma proposta dal Governo Monti è secondo noi insufficiente in quanto non modifica di fatto l’attuale assetto ma sottrae alla libera determinazione del corpo elettorale la possibilità di eleggere l’ente intermedio.
Appare quindi necessario, al fine di affrontare seriamente il tema delle riforme istituzionali e senza limiarsi a provvedimenti economico/finanziari, la presentazione da parte del governo al Parlamento di un disegno di legge sulla riforma generale del titolo V della Costituzione (riforma dello Stato e degli Enti locali) e relative leggi attuative, evitando interventi parziali, peraltro a rischio di incostituzionalità;

Una tale riforma, secondo noi si deve ispirare ai seguenti principi fondamentali:

  • dimezzamento dei parlamentari;
  • passaggio al sistema monocamerale per quanto riguarda la funzione legislativa e la trasformazione del Senato in Senato delle Regioni;
  • riorganizzazione e riassetto delle regioni con particolare riferimento a quelle a statuto speciale;
  • revisione dell’articolazione delle Città Metropolitane valutandone l’estensione anche ad altre realtà;
  • Revisione e razionalizzazione delle società partecipate con eliminazione dei consigli di amministrazione delle stesse e la nomina di amministratori unici,

Siamo convinti che sia necessario procedere verso un vero federalismo, il quale presuppone un ripensamento del sistema dei poteri locali e richiede pertanto riforme forti e concrete, che non sommino spese centrali a quelle locali, ma che realizzino un federalismo delle responsabilità. Riteniamo che in tale contesto costituisca una imprescindibile necessità garantire in ogni caso il mantenimento dei servizi attualmente svolti dalle Province, anche mediante la salvaguardia delle risorse umane sinora utilizzate, compito che non può essere affidato solo alle rappresentanze sindacali o sociali ma deve costituire un  impegno per le forze politiche presenti in Parlamento, in Consiglio Regionale e nelle amministrazioni locali;

Per tutti questi motivi chiediamo che il Consiglio Provinciale solleciti il Parlamento ad approvare una riforma organica della articolazione repubblicana, in senso federalista, superando il bicameralismo perfetto e semplificando la struttura costituzionale degli enti, assegnando altresì alle regioni il compito di ridurre ad unità tutti gli enti intermedi; proponga che venga modificata la norma recentemente approvata dal Parlamento coordinandola con la necessaria riforma costituzionale del Titolo V; coinvolga, i parlamentari del territorio in modo che si attivino presso le rispettive forze politiche affinché il Parlamento, nell’approvare la riforma costituzionale con le norme attuative, garantisca il mantenimento dei servizi attualmente svolti dalle Province, anche mediante la salvaguardia delle risorse umane sinora utilizzate. Inoltre chiediamo che il Consiglio Provinciale impegni la Giunta Provinciale a perseguire e a continuare la riorganizzazione dell’ente in termini funzionali in modo da garantire la continuità amministrativa rispetto all’esito delle eventuali riorganizzazioni statali.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

2 thoughts on “Sul futuro delle province e sul consiglio del 31 gennaio”

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