Siamo tutti migranti

Sarà perché sono figlio di un padre che negli anni Sessanta del secolo scorso è emigrato in Germania per 7 anni; sarà perché culturalmente sono sempre stato vicino ai popoli che sono stati vittime, dal 1492 in poi, dei saccheggi perpetrati da quelli che poi sarebbero diventati gli “occidentali”; sarà perché  ritengo quello di cui sopra il nuovo peccato originale da espiare; sarà perché sono convinto che la ricchezza di cui godo come cittadino europeo è il frutto di secoli di colonialismo, ma a me il post di Giovanna Giorgetti pubblicato sul sito IDV Siena è piaciuto molto:

Sono italiana, nata e vissuta a Siena, dove lavoro e risiedo in un confortevole appartamento nel centro storico di una delle città più belle d’Italia e, forse, del mondo. Siena, la Toscana, e l’Italia è un luogo non solo bello, ma civile, dove tutti mangiano, studiano, vengono curati, vanno al cinema e al teatro. Io fortunata? Sì, molto. Questo tenore di vita è stato garantito a me, come a molti miei amici coetanei, dai miei genitori, nonni e bisnonni, che hanno lavorato duramente, spesso emigrando. Non che io, e miei amici, non lavoriamo, tutt’altro. Ma ho potuto fare moltissime scelte di vita grazie al benessere che i miei avi mi hanno assicurato.

In queste ultime settimane, abbiamo assistito a scene agghiaccianti di uomini e donne, stipati su barconi macilenti, che sbarcano, spesso morendo, sulle coste del nostro paese civile. E molti di noi sono spaventati: hanno paura che queste persone ci rubino il lavoro, la casa, la tranquillità. Alcuni commentano: “ancora non li possiamo sparare”. Allora ho avuto voglia di documentare da dove mi è arrivato tutto il mio benessere. Il mio bisnonno, nel 1897, sbarcò ad Ellis Island, all’età di 29 anni, da una nave che arrivava dal porto di Genova, dove si recò, mi è stato raccontato, a piedi da un paesino della Garfagnana: Barga. Lui, come molti, fece fortuna vendendo statuine di gesso. Poi tornò in patria e garantì ai miei nonni e al mio babbo una vita “ricca”, della cui eredità sto godendo anche io.

Noi italiani siamo un popolo di migranti; siamo emigrati in America (del Nord e del Sud), siamo emigrati in Svizzera, in Belgio, in Germania, siamo emigrati dalla Sicilia al Piemonte. E questo dal 1800 ad oggi. Come è possibile che ce ne siamo completamente scordati? Come è possibile essere talmente disumani da voler sparare a chi rincorre solo la possibilità di vivere?

Se proprio non si vuole condividere l’idea che la Terra è una ed è di tutti, che almeno ci si chieda chi siamo e da dove veniamo; ci si interroghi sul proprio cognome; si chieda ai nostri nonni se uno zio, un cugino, una sorella non siano migrati, pochi decenni fa, a Marcinelle per fare il minatore, a Philadelphia per aprire una pizzeria, a Colonia per aprire una gelateria, a Torino per lavorare in Fiat. continua a leggere

update del 20 aprile. Mi accorgo solo ora che il Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, la pensa come me a proposito:

perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà? (via Il Post)

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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