Potendo potare

Non sono un conoscitore della materia ma le argomentazioni espresse da un lettore del Corriere di Siena a proposito della potatura degli alberi della Lizza  mi sembrano abbastanza plausibili:

Le grosse ferite causate dai tagli verranno attaccati da microrganismi patogeni che porteranno infezioni quali la carie del legno, creando disseccamenti delle branche colpite o dell’intera pianta. La chioma protegge i rami e il tronco dalle scottature; se avremo un’ estate particolarmente calda, i nostri alberi non si potranno difendere. In viale Don Minzoni sono seccati Ligustri e branche, palesemente attaccati da funghi, in seguito alla capitozzatura effettuata lo scorso anno. La Quercia capitozzata in via Massetana Romana, dopo 2 anni non ha ributtato quasi per niente. Non facciamo finta di non vedere che le reazioni delle piante in seguito a questi interventi, siano disastrose.

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aggiornamento delle ore 17.50: un lettore mi ha fatto notare che il link non rimanda all’articolo a cui faccio riferimento: ho verificato ed è vero! Il corsiena ha  rimosso l’articolo denominato “indebolito il parco della Lizza” (critico nei confronti del comune) e lo ha sostituito con un intervista di segno opposto all’ingengere Pignata della direzione Lavori pubblici e Ambiente del comune di Siena. Roba da non credere. Peccato che la cache di google mi da solo la home del sito e peccato anche non aver copiaincollato tutto l’articolo sul mio blog!!

aggiornamento n. 2  delle ore 14.15  dell’undici gennaio: trovato il testo originario dell’articolo rimosso.

La pesante potatura delle piante della Lizza ha scatenato un forte dibattito che non sembra fermarsi e che apre anche anche nuovi scenari. “Quello che l’assessore all’ambiente Silvia Lazzaroni e gli esperti interpellati dal comune di Siena non hanno ben capito – ci ha scritto un esperto che però preferisce non rivelare il nome – è che la questione più importante è proprio la sicurezza! Un parco sano come quello della Lizza é stato indebolito da questo intervento e la vita delle piante che ne fanno parte, accorciata; d’ora in poi sarà una corsa contro il tempo per queste piante che non vivranno, ma “sopravviveranno”. Vorrei ricordare all’assessore che nell’ultimo anno il sindaco del comune di Siena è stato contattato ripetutamente via email da agronomi, arboricoltori riconosciuti a livello europeo, ricercatori e docenti universitari che spiegavano allo stesso le conseguenze e la pericolosità di questi interventi già effettuati in anni passati sul territorio. Il comune di Siena, che ha avuto bisogno di “mettersi a tavolino” per decidere sull’intervento, però non ha mai preso in considerazione gli avvertimenti di suddetti esperti. E’ assurdo che il comune, dopo aver ponderato a lungo su questa decisione, avendo avuto la fortuna di essere contattato direttamente dagli esperti del verde più qualificati d’Italia e d’Europa, non ne abbia nemmeno tenuto conto. Le grosse branche di cui parla lo stesso assessore erano rami sanissimi originari dell’albero, ancorati perfettamente al tronco mentre, i ricacci che la pianta sarà costretta a fare, sono generati da gemme avventizie e quindi ancorati solo superficialmente”.

L’esperto prosegue: “Inoltre saranno verticali e raggiungeranno grosse dimensioni perché la pianta dovrà per forza tornare alla stessa altezza di prima per sopravvivere. Le grosse ferite causate dai tagli verranno attaccati da microrganismi patogeni che porteranno infezioni quali la carie del legno, ereando disseccamenti delle branche colpite o dell’intera pianta. La chioma protegge i rami e il tronco dalle scottature; se avremo un’ estate particolarmente calda, i nostri alberi non si potranno difendere. In viale Don Minzoni sono seccati Ligustri e branche, palesemente attaccati da funghi, in seguito alla capitozzatura effettuata lo scorso anno. La Quercia capitozzata in via Massetana Romana, dopo 2 anni non ha ributtato quasi per niente. Non facciamo finta di non vedere che le reazioni delle piante in seguito a questi interventi, siano disastrose. La verità è che gli enti locali spesso preferiscono risolvere il problema nell’immediato, senza considerare i danni irreparabili che si provocano”.

La denuncia è seria: “Inoltre, chiamando il servizio aree verdi del comune di Siena, per avere delucidazioni sulle potature consentite, i tecnici comunali hanno ricordato in più occasioni, che le capitozzature sono vietate su tutto il territorio comunale. Si ribadisce che le compagnie assicurative si rifiutano di pagare i danni provocati dalla caduta di ricacci e branche secche, avvalendosi del fatto che sono conseguenti ad una cattiva manutenzione della pianta. Infatti è quasi impossibile che il ramo di una pianta sana, in condizioni normali si spezzi, ma è molto frequente che ricacci e branche secche dovute a questo tipo di interventi, cadano. E’ frequente che rami sani di alberi disturbino in ambito urbano e si devono tagliare o ridurre, ma si può fare eseguendo il “taglio di ritorno”. Cioè tagliare un ramo principale all’altezza di un altro ramo secondario ad esso ancorato, in questo modo si alleggerisce le vette, si irrobustisce lo stesso ramo all’ancoraggio col tronco e non si interrompe i canali vitali che trasportano la linfa. Vorrei chiarire all’assessore che la discussione non è “potatura si o no”, ma il tipo di intervento eseguito e del fatto che tra tutti gli esperti interpellati dal comune di Siena, nessuno abbia preso in considerazione il taglio di ritorno, che è il più corretto e non compromette in nessun modo la pianta”. L’esperto conclude sconsolato: “Purtroppo le conseguenze di questo intervento, saranno visibili solo nei prossimi anni e non subito, di sicuro le nostre generazioni future non potranno godere del parco la Lizza come lo conosciamo noi oggi. Albero della Lizza al quale sono stati fatti tagli alcuni anni fa; le ferite non sono state rimarginate e presentano grosse cavità nelle quali gli uccelli hanno fatto il nido. Detta così può sembrare romantico, ma significa che l’albero ha in corso un processo di deperimento e presenta grosse cavità al suo interno attaccate da patogeni”

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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