Del testamento biologico o altrimenti denominato DAT

In questi giorni è tornato alla ribalta della cronaca il tema del trattamento di fine vita e non a caso: il Governo si sa è alla ricerca di voti in Parlamento e con la prossima calendarizzazione del disegno di legge sul testamento biologico (confinato in un cassetto dal marzo 2009) tenterà di acquisire i voti e il consenso dell’UDC cercando di spaccare il nascente terzo polo.

Nel disegno di legge si sancisce ancora una volta la tutela della vita umana fino alla morte (art. 1) e si “riconosce il diritto alla vita inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere e di volere.” (art. 4). L’individuo non avrà quindi la possibilità di certificare la propria volontà di non prolungare la vita quando essa sia in stato vegetativo non reversibile perchè i medici potranno (dovranno) proseguire l’alimentazione e la idratazione forzata. Di conseguenza si può dire che è tutt’altro che un disegno di legge sul testamento biologico, considerati i molti limiti che pone alla possibilità dei cittadini di decidere se e quando rinunciare alle cure o all’alimentazione e all’idratazione forzata. Il progetto di legge, se venisse approvato, rappresenterebbe una violazione dei diritti primari garantiti dalla nostra Costituzione e previsti in tutti gli stati di diritto che vogliono tutelare le scelte etiche di ciascuno.

Al momento però questa legge non è in vigore e nei comuni che hanno deciso di istituire un registro, i cittadini possono depositare una dichiarazione anticipata nella quale esprimono le loro volontà sul trattamento di fine vita nel caso in cui si trovino nelle condizioni di non poterle esprimere a causa di gravi patologie. I registri non sostituiscono le iniziative legislative sul fine vita, né cercano di eluderle. Le dichiarazioni depositate presso i registri possono però essere utilizzate per ricostruire la volontà dei pazienti, evitando ambiguità e dolorose battaglie legali come avvenne nel caso di Eluana Englaro. Ogni cittadino può quindi decidere di depositare, ed anche di annullare in qualsiasi momento, il proprio “testamento”.

Più di 70 comuni in Toscana, e moltissimi altri in tutta Italia, hanno deciso di istituire il registri comunali dei testamenti biologici che pur non essendo vincolanti e nonostante i ministri Maroni, Sacconi e Fazio abbiano dichiarato che tali registri siano privi di valore legale, esprimono comunque la chiara volontà dell’individuo riguardo ai trattamenti che la sua propria persona è disposta ad accettare. L’istituzione di tali registri, in un momento, ormai lungo, di vacanza legislativa, è un atto di grande civiltà che dovrebbe prescindere da scelte dettate da “ragion di stato”. La discussione su un tema così importante dovrebbe, cioè, andare oltre gli schieramenti ideologici ed esulare dai calcoli di mera convenienza politica.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

1 thought on “Del testamento biologico o altrimenti denominato DAT”

  1. Chi si trova a desiderare di voler porre fine alle proprie sofferenze e chi invece vuole andare avanti nonostante tutto non sono sullo stesso piano: è’ per questo che una dichiarazione di fine vita si rende necessaria per i primi mentre è superflua per i secondi che attualmente sono ampiamente tutelati dalla legge.

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