E se i detenuti pulissero i parchi pubblici?

Purtroppo il carcere di Ranza nel comune di San Gimignano e quello di Siena sono afflitti dagli stessi mali della quasi totalità delle case di reclusione italiane.

Ho la percezione che quello che succede dall’arresto di una persona in poi assomigli sempre più a quello che accade dal momento che mettiamo un rifiuto nella pattumiera in poi. Ci preoccupiamo moltissimo, in tema di sicurezza, di come assicurare i delinquenti alle patrie galere in tempi certi e rapidi, ma poi non ci occupiamo delle modalità di recupero, della qualità della vita e delle esigenze quotidiane di coloro che devono scontare la pena.

Ma la qualità della sicurezza della popolazione (percepita e reale), dipende moltissimo da quanto efficaci siano le misure tese al pieno recupero di chi commette reato. Sono convinto che se riuscissimo a rendere migliore la qualità della vita dei carcerati, una volta fuori, molti di questi saranno dei cittadini migliori.

I pochissimi casi al mondo dove si è sperimentato un approccio alla carcerazione improntato al totale coinvolgimento della vita in cella con un serio programma di riqualificazione professionale e di valorizzazione delle capacità di chi si trova a scontare un periodo più o meno lungo di pena, hanno dimostrato che quanto da me auspicato per l’Italia è vero per la quasi totalità dei reclusi che hanno finito di scontare la pena.

Questa cosa che in Italia non riusciamo ad avere carceri non dico del livello dell’esempio di cui sopra, ma quanto meno dignitose, mi fa incavolare: siamo o non siamo un paese cattolico? Se è vero che lo siamo, non capisco perché questo debba valere soltanto per alcuni aspetti (vedi la questione dei crocefissi) e non una cosa importante come la condizione carceraria.

Da dove cominciare data la disastrosa condizione in cui versa il sistema carcerario? Partiamo dal numero dei carcerati e riduciamolo, ma non con l’ennesimo indulto che non è servito a niente. Le carceri sono affollate principalmente perché ci sono una serie di reati (gli stessi che contribuiscono a ingolfare la macchina giudiziaria) che per la loro scarsa rilevanza potrebbero essere depenalizzati e sostituiti con pene alternative al carcere. Invece in passato si sono  depenalizzati i reati finanziari,  commessi più dai ricchi  a dispetto di quelli commessi dalle fasce di popolazione più debole. Ma queste si sa sono le solite considerazioni di un dipietrista inguaribile.

Ad ogni modo, per dare una risposta al tema sul piano locale e per quanto di competenza della Provincia di Siena, la scorsa settimana è stata approvata una mozione in Consiglio Provinciale.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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