Venti anni dopo la Caduta del Muro di Berlino

Questo il mio intervento in Consiglio Provinciale, sull’Ordine del Giorno sul ventennale del la cadutadel Muro di Berlino:

Il Muro di Berlino è stato per oltre ventotto anni il simbolo tangibile di una visione del mondo che poneva come centrale la separazione e la contrapposizione tra i due prevalenti blocchi di potere scaturiti dalla fine della seconda Guerra Mondiale.

La Guerra Fredda, la modalità di conflitto tra Est ed Ovest del mondo che ha accompagnato la vita del muro stesso, la si poteva leggere e vedere osservando i murales dipinti sul Muro, i blocchi di cemento, il filo spinato, le torrette di sorveglianza e le mitragliatrici che puntavano verso Ovest; attraverso gli scritti e le testimonianze dei dissidenti sovietici, mediante i missili nucleari puntati l’uno contro l’altro, il telefono rosso con linea diretta Mosca-Washington, i numerosi trattati per il disarmo per fare qualche esempio. Almeno questo era, nel mio immaginario di giovane ragazzo che si apprestava a comprendere e a studiare le dinamiche di quegli anni, la rappresentazione visuale della conflitto tra le due superpotenze di allora.

Quando nel novembre 1989 quel simbolo di oppressione venne distrutto a colpi di piccone dalle stesse persone che per anni avevano tentato di oltrepassare invano, tutti pensammo che con la sua caduta sarebbero stati abbattuti tutti gli altri steccati ancora in piedi: quelli ideologici, quelli tra nord e sud del mondo, tra ricchi e e poveri e via di questo passo. Sappiamo tutti come invece come quegli steccati siano ancora in piedi e come se ne siano aggiunti degli altri.

E’ vero: quell’evento storico ha posto le basi per la costruzione della moderna Unione Europea, ha messo fine al totalitarismo sovietico (almeno per come eravamo abituati a intenderlo), ha trasmesso ai popoli del continente europeo se non una speranza di unità per lo meno una speranza per un futuro di pace. Quindi la caduta del Muro per l’Europa ha significato molto.

Ma a Venti anni dalla caduta del Muro di Berlino cosa abbiamo imparato noi italiani da quell’evento storico così importante per l’Europa? Quali insegnamenti ne abbiamo tratto negli anni in cui assistiamo all’arrivo in massa di migranti oppressi da regimi totalitari? Nessuno o quasi visto che negli ultimi mesi abbiamo assistito all’innalzamento di altre mura fatti di leggi che ci riportano ai tempi in cui si schedavano gli ebrei, a soluzioni quali i Centri di Identificazione ed Espulsione, alla legge che prevede il reato di clandestinità e da ultimo alle proposte del Governo in materia di accesso alla rete internet che di fatto sono delle barriere per il libero utilizzo delle rete internet.

Cosa sono questi provvedimenti, se non mura che limitano le libertà individuali?? Cosa sono se non barriere tra popoli che in virtù della globalizzazione sono destinati a mescolarsi?

Perché una parte di questo Paese, la stessa che ha indetto “ il Giorno della Libertà” si ostina a non voler comprendere che quello che sta accadendo oggi altro non è che una riproposizione di quanto è sempre avvenuto nella Storia? Eppure esempi storici non mancano a coloro che predicano l’innalzamento delle moderne barriere tra i popoli!! La parola Lombardia non ha nella sua etimologia la parola Longobardo, cioè quel popolo di origine tedesca che i Romani consideravano barbari e invasori? Gli antichi Romani non hanno imperato per secoli proprio grazie alla tolleranza di più religioni per poi decadere proprio quando hanno iniziato a non tollerarne più di una??

Alzare steccati non ha mai portato nulla di buono. Perciò nel ricordare il 9 novembre dobbiamo porre l’attenzione sulle nuova Mura che stiamo ergendo, affinché esse siano visibili ai più giacché a quanto pare il Grande Fratello riesce bene ad occultarle e a farle apparire come una strada da percorrere invece che un tunnel dall’uscita incerta.

Siena, 3 febbraio 2010
Gruppo Consiliare Lista Di Pietro – Italia dei Valori

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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