Seattle 10 anni dopo

Per ricordare il decimo anniversario di Seattle, pubblico un articolo di Ugo Biggeri, Presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica

3 dicembre 1999, chiude la conferenza del Wto (l’Organizzazione mondiale del commercio) e finisce la cosiddetta battaglia di Seattle, ma inizia qualcosa di nuovo: un intreccio di reti di attivisti, temi, sinergie, esperienze, idee che continua ad accrescersi negli anni. La politica tutta sembra non essersi accorta che quasi dieci anni fa a Seattle è comparso sulla scena mediatica un movimento nuovo, molto variegato, ma con radici profonde in tutto il mondo. O lo si è ignorato o si è cercato di cavalcarlo, ma non è stato preso veramente sul serio politicamente.
Quel movimento, così difficile da definire, è ancora presente tra la gente: produce idee, chiede risposte, mobilita i cittadini in azioni sia quotidiane che di ampio respiro. Paul Hawken nel suo libro “Moltitudine inarrestabile” (Edizioni Ambiente) lo analizza con numeri di tutto rispetto.
Io ero a Seattle (e poi a Cancun e a Hong Kong) e ho visto come dalle grandi posizioni unitarie del movimento si sia tornati alla frammentazione, ma continuando ad operare e ad inventare nuove economie. Che bilancio dare?
Questo movimento ha, nella maggioranza dei suoi attivisti, un approccio di libero mercato, con delle regole di responsabilità, ma in cui l’iniziativa imprenditoriale e privata è fondamentale. Ha la disponibilità evidente a innovazioni sul welfare partecipato, nell’imprenditoria ecoefficiente e attenta alle regole di responsabilità sociale, nel cambiamento degli stili di consumo dei cittadini.
È evidente (in particolare in Italia) che non si è identificato nelle posizioni della sinistra tradizionale ed è orfano di una rappresentanza politica. Anzi, identifica l’azione politica come estranea alle strutture politiche classiche, con grave inefficacia della sua azione.
Inoltre credo che tutti dobbiamo ammettere che su alcuni punti il movimento ha avuto delle intuizioni su cui è bene riflettere: la questione finanziaria dalla Tobin Tax, le regole di trasparenza e responsabilità dei mercati, il controllo del management. L’importanza della sovranità alimentare, che non può essere garantita dal solo mercato. L’inutilità delle guerre dell’amministrazione Bush. La questione dei limiti ambientali, in particolare l’esaurimento dell risorse, e cambiamenti climatici. La capacità di proporre un nuovo approccio al mercato anche con regole ostili: commercio equo, finanza etica, agricoltura biologica, marchi di certificazione, nuove modalità di acquisto e di consumo, energie rinnovabili, nuove forme di mutualità.
Oggi ci troviamo in una crisi che ancora potrebbe essere gestita in modo salutare per il Pianeta e il futuro dei suoi abitanti, con scelte coraggiose che ripeschino dalle esperienze e dalle idee sopra citate degli spunti per politiche innovative. Disturba molto che chi (in particolare il ministro del Tesoro Tremonti) ha confidato e promosso con forza la “reganomics”, che ci ha portato a questo punto, oggi continui ad essere la voce più forte sulla necessità di un cambio di rotta. Noi non ce lo meritiamo, ma neanche le forze progressiste, che pure hanno ceduto alle sirene della de-regulation.
Seattle ha segnato veramente qualcosa nel modo di agire dei cittadini nella globalizzazione, se anche oggi quest’anniversario rischia di passare sotto silenzio, la storia non torna indietro: il mondo non è lo stesso di dieci anni fa, i temi delle giustizia ecologica sono ormai in agenda anche se la gran parte del lavoro è da fare.
Le sconfitte quotidiane ci pesano, ma sul lungo periodo non si può che concordare con chi scriveva sui muri di Seattle: we are winning.

Ugo Biggeri

Presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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