Intervento sulla Mozione Università al Consiglio Provinciale di Siena

Ieri nella sessione pomeridiana del Consiglio Provinciale di Siena è stata dibattuta, tra le altre cose,  la mozione sulla crisi dell’Università di Siena presentata dai gruppi PD, Italia dei Valori e La Sinistra per Siena. Dopo un lungo dibattimento è stato deciso da tutti i capogruppi (di maggioranza e opposizione)  di esaminare il testo della mozione in commissione cultura. Visto l’importanza dell’argomento Università di Siena, non solo per la nostra provincia ma per per tutto il territorio nazionale e avendo come obbiettivo un’approvazione unanime da parte del consiglio, direi che è stata una saggia decisione. Questo comunque il mio intervento in sede di discussione:

La situazione di crisi dell’Ateneo di Siena che è al centro delle attenzioni delle istituzioni locali ha fatto sì che negli ultimi mesi fossero analizzati tutti gli aspetti che hanno determinato l’enorme disavanzo.

Spesso si è parlato di esubero di personale, altre volte di sperperi dovuti alla cattiva gestione delle risorse e quindi ad una cattiva organizzazione, altre ancora della Certosa di Pontignano che per qualche mese sembrava la madre di tutti i buchi del mondo.

Pochissime volte però si è posto l’accento sulle responsabilità di chi doveva vigilare sulla regolarità contabile dei bilanci, su chi ha permesso che si accumulasse un debito spropositato, su chi per fare un esempio non ha effettuato i pagamenti dei contributi INPDAP. Si dirà che per questi c’è un procedimento giudiziario in corso ed è vero, ma oltre alle risposte dalla Magistratura di cui ho la piena fiducia, occorre che le stesse provengano dagli organi di governo dell’ateneo.

Se si fosse gestita l’Università secondo la diligenza del buon padre di famiglia, se si fossero adottati criteri trasparenti di reperimento delle risorse umane evitando di cedere a facili clientelismi e parentalismi, se si fosse dato ascolto agli allarmi pervenuti già nel 2007 durante l’ultimo spettacolo di Beppe Grillo a Siena, forse adesso ci troveremmo davanti ad una situazione meno complicata da risolvere o, se vogliamo, già in una fase avanzata del risanamento.

Se, se se.. ma la storia qualcuno ha detto che non si fa con i se e diceva bene: la storia no, ma le analisi politiche si, queste si possono fare con i se e anche con i ma. Anche perché in questo modo è più facile far emergere le incongruenze emerse nell’ultimo anno.

Ad esempio e per meglio comprendere il mio ragionamento dal 2007 al 2008 sono state effettuate giustamente e coraggiosamente le stabilizzazioni del personale già in organico ma con contratti a termine. Le stesse stabilizzazioni che ora si vogliono negare motivandole con il dissesto finanziario che interessa l’Università di Siena. Ma se è stato concesso allora non comprendo perché non possa accadere ora: sempre di personale in organico si tratta, allora come ora, con la differenza che le passate stabilizzazioni sono avvenute a carte nascoste o truccate.  E’ un paradosso  che vuole porre l’accento su un tema cruciale che è quello della trasparenza. So perfettamente che nella situazione attuale l’Università non è nelle condizioni di dare risposta alle istanze degli stabilizzandi, ma allora come si spiega che in un momento come questo si sia non solo pensato ma addirittura ottemperato all’integrazione del contratto del DA per motivi di mobilità, quando nello stesso periodo si stava prima pensando e poi attuando di fatto il licenziamento di 40 dipendenti che negli ultimi anni hanno contribuito a mantenere alto il livello dei servizi dell’ateneo senese? Questo fatto esige una risposta che non può risolversi con la sostituzione del direttore Miccolis  con il Prof. Barretta. È necessaria una risposta in tempi brevi di ordine politico e bene ha fatto secondo me il Senato Accademico a deplorare il rettore per questo comportamento.

Quindi e tornando al mio ragionamento: se l’Università di Siena si trova in queste condizioni, la causa principale a mio modo di vedere, risale nella totale assenza di trasparenza sia nella gestione amministrativa sia in quella politica. E’ stato detto che se in passato tanti dipendenti hanno usufruito della stabilizzazione lo si deve anche a quelle carte truccate cui facevo riferimento prima. Ma è anche vero che è proprio a causa di quelle carte truccate che ora tutta la comunità accademica si trova in questa situazione. É proprio grazie a quelle azioni e pratiche poco o per niente trasparenti che oggi si parla di mobilità di una buona parte del personale tecnico amministrativo oltre che del prepensionamento del personale docente avente determinate caratteristiche; che si parla della dismissione di importanti unità immobiliari e di un enorme debito che peserà tantissimo sul futuro prossimo e lontano del nostro Ateneo.

Il risanamento vorrei ricordare, non passa soltanto attraverso le misure ricordate oggi, ma anche grazie a piccoli accorgimenti di natura strutturale e mi riferisco alle politiche volte al risparmio energetico. Per esempio: ho notizia che da due anni giacciono in una stanza decine e decine di riduttori di flusso regalati dall’Acquedotto del Fiora, che se installati in tutte le sedi avrebbero permesso di risparmiare il 30 % di acqua, e quindi anche di acqua calda. Questo nonostante numerosi inviti e disponibilità da parte di alcuni dipendenti che si sono resi disponibili per la facile installazione. In tempi di ristrettezze economiche come questi, tutto fa brodo specie l’acqua!!

Concludo invitando il Presidente Bezzini a continuare nel percorso individuato al tavolo interistituzionale al fine di trovare la giusta soluzione occupazionale per i 40 precari nel più breve tempo possibile.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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