a proposito del Consiglio Provinciale di Siena del 12 ottobre

Per affrontare un problema, di qualsiasi natura esso sia, prima bisogna prima riconoscerlo ed analizzarlo e poi trovare la soluzione, meglio ancora se condivisa, con le parti in causa. Questo è il percorso che ha deciso di intraprendere il Consiglio Provinciale di Siena, e oggi siamo a celebrare una tappa fondamentale di questo cammino.

La provincia di Siena sta cercando di uscire dalla crisi in un contesto nazionale privo di misure efficaci atte ad affrontarla  e a risolverla, anche perché il Governo  si è sempre astenuto dal riconoscere lo stato delle cose, per non correre il rischio di dover trovare soluzioni alla crisi economica.

La crisi che stiamo vivendo, lo sappiamo tutti, ha origine da un sistema finanziario perverso che ha creato una finzione di ricchezza. Fallito il sistema, la crisi si è trasmessa velocemente all’economia reale e da qui, altrettanto velocemente, nelle tasche dei cittadini. Tagliati i cordoni della borsa da parte delle banche, la maggior parte delle imprese è stata travolta dalla riduzione del credito da una parte e dal calo dei consumi dall’altra.

L’intervento pubblico o privato necessario e mirato a ripristinare la filiera del credito alle imprese, a sostenere l’impegno finanziario delle famiglie ed a sostenere un sistema pubblico insufficiente di ammortizzatori sociali, non sempre riesce a  dare una risposta esaustiva a causa delle limitate risorse di cui si dispone.

Una crisi normale colpisce più o meno duramente un’impresa a seconda della bontà del lavoro svolto dall’imprenditore nelle fasi di analisi, programmazione e organizzazione di cui sopra. Una crisi particolare come questa impone uno sforzo supplementare in termini di idee, innovazioni di prodotto e sul ciclo produttivo, utilizzo di nuove tecnologie, formazione, sinergie con altre aziende e in generale in termini di organizzazione aziendale.

L’attività di programmazione, organizzazione e controllo è praticata, in forma più o meno complessa ed efficace, dalle aziende più grandi ed è poco praticata nelle aziende più piccole. In certi casi addirittura questa fase è affidata all’intuito e alle capacità innate dell’imprenditore tanto che basta un elemento perturbatore, anche esterno all’azienda, per mandare in crisi tutto.

È necessario concentrare gli sforzi nell’aiutare l’imprenditore proprio nella fase delicata e spesso sottovalutata dell’analisi del mercato, dell’organizzazione, gestione e controllo, attraverso la formazione specifica per imprenditori ed aspiranti tali in materia di programmazione ed organizzazione aziendale, magari con l’intervento dell’Università, della Camera di Commercio, delle Associazioni di Categoria e delle agenzie formative, il tutto organizzato e coordinato dalla Provincia quale ente titolare dei compiti inerenti la formazione.

È auspicabile inoltre supportare le aziende nelle attività di ricerca e analisi delle informazioni necessarie alla realizzazione della pianificazione d’impresa, attraverso l’intervento delle camere di commercio e dell’Istituto del Commercio Estero e in una seconda fase fornire gli strumenti necessari alla realizzazione delle analisi aziendali, nella redazione dei piani d’impresa (business plan, piani industriali, piani di marketing etc.).

Si potrebbero indirizzare le risorse verso soluzioni che incentivino e sostengano la stipula di contratti di solidarietà per quelle aziende che individuano precisi percorsi per innovare il proprio prodotto, il ciclo produttivo o per conquistare nuovi mercati.

Uno strumento che purtroppo è trascurato dagli imprenditori per i noti limiti al coinvolgimento di terzi nelle proprie attività, è quello delle associazioni di imprese o delle reti fra imprese per creare sinergie tra settori diversi. Un esempio è la possibile integrazione a livello locale tra le imprese turistiche ed i produttori agricoli ed artigiani del territorio, con quelle commerciali o di  servizi o industriali che realizzano prodotti legati al territorio.

Per sostenere la crescita economica (quando la recessione sarà finita) sarà necessario spingere per il rinnovo del sistema infrastrutturale (reti stradali, ferroviarie e telematiche); sarà necessario incentivare le imprese a trovare soluzioni che mirino al risparmio delle risorse energetiche ed idriche, e in questo dovremo daremo noi per primi il buon esempio attraverso la riqualificazione energetica degli immobili di nostra proprietà; sarà necessario incentivare i consumi di produzioni locali.

Concludo il mio intervento con una frase di Buckmister Fuller che dice: “”Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta” questa volta ci ha pensato la crisi a cambiare le cose poiché il mondo non sarà più lo stesso dopo questo ciclo economico: si comprerà in maniera diversa, si consumerà in maniera diversa e si produrrà con tecnologie diverse. Il modello attuale sarà superato e dovremo essere pronti a saper cogliere la sfida.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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