Gli eroici della Certosa di Pontignano

Ora che le acque si sono apparentemente quietate, provo a dire qualcosa sull’eroismo dei dipendenti della Certosa di Pontignano. Sono uno dei  41 eroici, così come ci ha definito  Antonio Rossitto nel suo articolo uscito su Panorama il 31 ottobre scorso. Un giornalista che, poverino, si è fidato delle cose che gli hanno riferito senza verificare se corrispondessero a verità (cosa questa assai diffusa tra i giornalisti) e che si è prestato in un’opera di denigrazione nei confronti di una struttura che,  già qualche anno fa è stata oggetto di attacchi e di un tentativo di esternalizzazione. Potevano quelli che ci provarono tre anni or sono farsi sfuggire questa ghiotta occasione? Parto dai dati. Nell’articolo si parla di ricavi per 400.000 euro  l’anno. La Certosa di Pontignano ha prodotto negli ultimi 6 anni ricavi medi annui pari a circa 1.000.000/1.200.000 euro.  Altro che “alcuni conferenzieri qualche volta al mese”.

Una struttura come la Certosa di Pontignano, che per regolamento può “lavorare” soltanto per l’Università di Siena, che non è aperta ai “passanti”, che non ha autonomia decisionale e che non è in grado di influire minimamente sulle presenze, (che attualmente si aggirano intorno al 40% della capacità ricettiva della struttura), non può assolutamente essere paragonata ad un albergo. Senza considerare poi il tipo di contratto dei dipendenti, che lo ricordo sono “pubblici” e come tali devono fare un orario di 36 ore settimanali, senza possibilità di fare straordinari.

Sono anni che chiediamo di incrementare la capacità ricettiva attraverso una forma “controllata” di apertura al pubblico. Un tentativo in passato che mirasse all’incremento dei servizi offerti c’è stato. Mi riferisco al servizio di catering interno che fu concepito per far funzionare al massimo la struttura e per impiegare al meglio il personale. Negli anni che vanno dal 2003 al 2005 la Certosa di Pontignano ha offerto un servizio a domicilio in occasioni di convegni e congressi che si tenevano in altre strutture dell’Ateneo. Sappiamo bene però come è andata a finire: dismesso perché funzionava “troppo”.

La Certosa di Pontignano, per i servizi che offre e per le potenzialità inespresse della struttura, potrebbe essere se fatta funzionare a pieno carico, una fonte di ricavi per l’Università di Siena: attualmente i ricavi coprono interamente i costi al netto delle spese per il personale dipendente dell’Università, le quali rappresentano il prezzo “vivo” che l’Università paga per usufruire dei servizi erogati dalla Certosa. Se si incrementassero i servizi però, a causa delle economie di scala, il prezzo diminuirebbe. Quindi trattenere la struttura sarebbe economico. Sembra un paradosso ma non lo è: gli economisti sanno bene a cosa mi riferisco.

Quello che più mi ha dato fastidio nell’articolo è che siamo passati per dei fannulloni quando invece il fatto che a volte siamo inattivi è dovuto all’art. 5 del regolamento della Certosa di Pontignano che recita: “Restando assolutamente prioritari i diritti all’uso della Certosa di Pontignano a favore della attività istituzionali dell’Università, come stabilito dall’art. 1, nei giorni o nei periodi in cui la struttura dovesse risultare libera, ne è consentito l’utilizzo, a tariffe maggiorate rispetto a quelle previste per gli interni (v. allegato), da parte di Enti, Associazioni e dipendenti universitari. Per questi ultimi l’utilizzo è limitato alla possibilità di organizzare momenti a carattere sociale (CRAL ed altri gruppi). Le prenotazioni non possono essere effettuate prima di un mese dall’evento e vengono accettate con riserva di prioritario utilizzo da parte dell’Università ai sensi dell’art. 1.” Quindi con una formulazione del genere, è ovvio che  le colpe, se di colpe si può parlare, risiedono in chi ha formulato e approvato l’articolo. In chi negli ultimi anni ha impedito, dichiarando l’esclusività della Certosa di Pontignano, che altri la potessero utilizzare. Quindi una struttura esclusiva ma escludente.
La struttura invece, se organizzata efficientemente ed efficacemente,  permetterebbe un utilizzo pieno da parte dell’Università senza escludere altri enti o associazioni, che la potrebbero usare per le proprie attività formative.

Quello che a mio parere non è chiaro (o forse lo è fin troppo) è cosa l’Università vuole fare della Certosa. Se escludiamo la vendita, nessuna proposta è stata fatta. Mi sarei aspettato che nel piano di risanamento fosse previsto un seppur minimo incremento delle attività che vi si svolgono. Mi sarei aspettato che fosse stato previsto, qualora non si procedesse alla vendita per mancanza di acquirenti, una indicazione su come si intenda procedere nella riorganizzazione. Invece si legge che “Verrà compiuta una revisione delle attività che si svolgono nella Certosa di Pontignano, nel Collegio di Santa Chiara ed ai Collegi Riuniti al fine di una ottimale utilizzazione del personalee della struttura”.

L’isolamento geografico di cui soffriamo è venuto meno soltanto a causa di un buco. Un buco, quindi, ci ha portato al centro dell’attenzione. Ma lo stesso buco rischia di farci sprofondare nel baratro: viviamo in un clima di incertezza che è accentuato anche dalla crisi economica contingente. Non sapere chiaramente quale sarà il nostro futuro ci deprime.

Per ripianare un buco, 41 individui saranno costretti ad elemosinare una ricollocazione all’interno dell’Ateneo sperando di non inciampare. Nel buco.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

11 thoughts on “Gli eroici della Certosa di Pontignano”

  1. Fate ridere!
    Ma non vi vergognate a difendere una posizione indifendibile ? Sicuramente non sarà colpa vostra, ma e’ inammissibile, a mio parere, buttare soldi in strutture come queste.
    L’Università di Siena deve chiudere. E basta.
    Da contribuente mi vergogno di pagare i vostri stipendi. Saluti

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  2. ottimo direi di mandarlo ai giornali così com’è senza tagli, è meglio dire tutto. complimenti per la vostra capacità di autorganizzazione è questo che dobbiamo recuperare e non apsettare che qualcun’altro ci aiuti. Non si deve delegare a nessuno la nostra tutela.

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  3. Antonio ha centrato in pieno l’argomento: non sono mai state presentate proposte alternative alla vendita. Più che un mancato interesse dei sindacati, dai quali onestamente non mi sono mai aspettato che lo facessero, dato che ci hanno sempre considerati un covo di privilegiati, anche se poi nessuno (o quasi) ha mai richiesto di venire a lavoro alla Certosa.
    Concordo con l’invio alla stampa, Repubblica in primis e vedere se hanno il coraggio di pubblicarlo, anche se ne dubito molto, dato che come ben sapete le “buone notizie” non fanno notizia!
    Inutile criticare quello che è stato fatto in passato sulla scelta di acquisizione del Santa Chiara e l’utilizzo de Il Refugio, di sa bene a chi è servito e comunque vi posso assicurare che se cambiassero le condizioni di utilizzo ci sarebbe tranquillamente lavoro per tutte e tre le strutture, ma mi è sempre stato ricordato che l’Università deve prima di tutto fornire “conoscenza” e non servizi ricettivi; anche se a nessuno viene in mente di fare due conti su quanto costerebbe l’attività congressuale (dovere istituzionale delle Università), se venisse svolta completamente presso strutture ricettive esterne: alberghi, centri congressi ed è proprio per questo che mi viene in mente qualcosa di più “birbo”: non è che stiamo dando fastidio a qualcuno?
    Ben venga la firma collettiva, anche se è la sostanza che conta!

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  4. Sono arrabbiato quanto voi sul modo in cui l’Università
    e i sindacati hanno trattato Pontignano. Sia per il trattamento che stanno pensando di riservarci, sia perchè non hanno fra tutti saputo rispondere alcun che
    all’articolo scandaloso di Antonio Rossitto su Panorama.
    Sembra quasi che tacitamente la pensino allo stesso modo. Quindi mi trovate sicuramente daccordo a scrivere ai giornali.
    Tuttavia mi piacerebbe prima di farlo,incontrarci per fare alcune condiderazioni ed eventualmente discuterle.
    Ad esempio vorrei anch’io che Pontignano lavorasse non al 4o% ma all’80%,certo che questo porterebbe benefici all’Università stessa sia in termini di ricavi che di risparmio.
    Però non so se questo incremento potrà esserci ricorrendo all’apertura a tutti. Credo che il motivo per cui non sia stato fatto, oltre ad una palese questione politica, sia anche che l’Università può svolgere questo tipo di attività solo in occasione di convegni e congressi. Ricordiamoci che non siamo un’albergo.
    Ripensando a una dichiarazione del Rettore, dove diveva che l’Università non si può permettere tre strutture che facciano attività convegnistica. Mi chiedo se era necessario aprire le altre due.
    Non si poteva incrementare il lavoro alla Certosa visto che tutti dicono che si sa fare, anzichè sostenere i costi di apertura di altre due strutture che fanno pressapoco il nostro stesso lavoro? A parte questa considerazione, che potrebbe sembrare un guerra fra poveri,non ci scordiamo che Sono stati capaci di fare 250 milioni di euro di debito.
    E non credo in alcun modo di aver contribuito a farlo,cosi come voi del resto.

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  5. Nel generale silenzio sulla Certosa è tuttavia da registrare un intervento di Luigi Berlinguer del 14 novembre u.s. che potete trovare su il campodelleidee.org in risposta al settimanale Panorama. Ha scritto Berlinguer che, tra “i tanti risultati degli ultimi anni dell’Università di Siena” c’è anche “la Certosa di Pontignano, splendida foresteria dell’Ateneo, che, anche grazie a quella struttura, ha creato le condizioni per la sua internazionalizzazione”. Il richiamo mi sembra da condividere non dimenticando che l’internazionalizzazione dell’università ha certamente e fortemente contribuito alle fortune di Siena e del suo territorio anche sotto il profilo turistico.

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  6. Sono d’accordissimo nel mandarlo ai giornali locali, chiaramente firmato da tutti i dipendenti.Quanto è passato dall’articolo di Panorama?Quasi un mese… e nessuno si è fatto sentire è stata una vergogna il non difendere minimamente i 41 eroici.
    Enrica Martelli

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  7. Io direi che è perfetto, si può inviare ai giornali locali, e per conoscenza a tutto il Consiglio e/o Senato Acc.,con una sola modifica và controfirmato da tutti i dipendenti, o fatto a nome dei dipendenti di Pontignano.
    Cecilia Bonomo

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  8. Piu’ corto, piu’ lungo, non importa, l’importante è farlo ed il prima possibile!!! Magari riuniamoci ed apportiamo tutte le modifiche necessarie, ma urge farlo in tempi brevi, ce ne siamo stati anche troppo buoni e zitti!!!Poi magari servirà a poco, ma far sentire la nostra voce ha una grossa importanza, se non altro per noi stessi e Massimo ha ragione, nell’occasione farei notare anche l’operato dei sindacati:neppure una parola in favore dei dipendenti della Certosa!
    Serena Bianciardi

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  9. io direi di mandarlo ai giornali locali, caso mai limandolo un poco per renderlo pubblicabile o comunque più chiaro possibile. Se si decidesse di fare una cosa del genere la vorrei fare con la firma “il personale della Certosa” o qualcosa di simile. Dire anche di dire chiaramente che se abbiamo deciso di uscire pubblicamente allo scoperto è anche perchè nessuno, sindacati compresi, ha speso una parola in nostra difesa dopo l’articolo di Panorama.Altra cosa da rimarcare è la potenzialità della struttura e i paletti del regolamento(fatto dal Senato Accademico o dal C.di A. non ricordo bene)al quale noi, come dipendenti di questa Università, dobbiamo attenerci.
    Massimo Viani

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