Allarme Gas?

L’allarme gas causato dalla riduzione delle forniture russe è l’argomento di punta di questa settimana sui giornali e sulle televisioni italiane.
Il picco più alto è stato martedì sera, con lo show a reti unificate. Ha iniziato La7 con Otto e Mezzo, ed è cominciata la saga delle cifre che preannunciano la catastrofe. L’aministratore delegato dell’Eni, Scaroni (ospite in studio) ha detto che la societa’ importa gas metano per il 27 per cento circa dalla Russia, una cifra equivalente dall’Algeria (e siamo al 54) poi c’è un 10 per cento di produzione interna più un 5 per cento dal rigassificatore in Liguria, il resto arriva dai gasdotti dalla Libia, dalla Norvegia e dall’Olanda.
Il consumo giornaliero in Italia è di circa 400 milioni di metri cubi (e questo sarà l’unico dato sempre confermato nel corso della serata), quindi siamo in crisi e rischiamo di intaccare seriamente le scorte ( e qui ognuno nel corso della serata porterà le sue cifre) se la crisi Russa proseguirà. Scaroni dice su La7 che la Russia ogni giorno ci taglia dai 3 ai 6 milioni di metri cubi. Per uscire dalla crisi, sostiene, dobbiamo differenziare le fonti di rifornimento e costruire i rigassificatori che ci consentirebbero di portare il gas con navi metaniere anche dalla Nigeria o dall’Indonesia.
In ogni caso – ha continuato l’amministratore dell’Eni – bene ha fatto il Governo a prendere misure come l’abbassamento di un grado dei riscaldamenti domestici, che consentirà il risparmio di 20 milioni di metri cubi al giorno di gas. (più tardi a Ballarò su Rai Tre il Ministro Scajola dirà che questa misura consentirà un risparmio giornaliero di solo 5-10 milioni di mc. Scaroni ospite anche lì non contesterà questa cifra).
La soluzione di tutti i problemi sono i rigassificatori sostiene Scaroni, dobbiamo farli, i cittadini e le istituzioni locali, che ovunque si oppongo non si rendono conto dei guai che causano al Paese.

Ore 21.10 parte Ballarò su Rai Tre, ancora allarme gas, ancora rigassificatori come soluzione del problema, ma le cifre cambiano.
Scajola parte in quarta e dice che in questo momento ci vengono tagliati 140 milioni di metri cubi al giorno di metano (nessuno in studio ricorda la cifra di 3 – 6 milioni citata a Otto e mezza pochi minuti prima). Questo taglio comporterà un forte intaccamento delle scorte e, secondo il ministro, rischiamo per metà febbraio di rimanere senza gas. Ma grazie ai provvedimenti del Governo riusciremo a farcela, rassicura Scajola. Il grado di riscaldamento di cui si parlava prima e l’uso dell’olio combustibile per le centrali elettriche al posto del gas, più la riattivazione di due centrali ad olio ferme da due anni perché “inquinavano troppo” secondo le stime del Ministro porteranno ad un risparmio totale come già detto di 5-10 milioni di metri cubi sul riscaldamento e circa 25 milioni al giorno sulle centrali. Totale 30-35 milioni.
A quel punto un’unica domanda seria l’ha fatta Fausto Bertinotti: quanto di questo gas viene rivenduto all’estero dall’Eni? L’imbarazzo di Scaroni è stato evidente: ha ammesso che l’Eni vende a Francia e Germania, e che ci sono altri contratti che riguardano l’esportazione di energia elettrica prodotta con il gas. La soluzione è ancora una volta aumentare la produzione, e tornano i rigassificatori.
Scajola aggiunge anche i “lievi rincari nelle bollette” per completare il quadro.

Allora, ricapitoliamo:
1. Attualmente tutto compreso consumi domestici, esportazioni, uso industriale, produzione di elettricità per uso interno ed esportazione fa 400 milioni di metri cubi al giorno di consumi (Eni e ministero sono d’accordo).
2. Ogni giorno la Russia ci taglia 3- 6 milioni di metri cubi di gas
3. Il governo con i suoi provvedimenti, dice che risparmieremo 30-35 milioni di metri cubi al giorno, cioè molto più di quello che servirebbe.
4. I costi dei “risparmi” ricadono tutti sui cittadini: meno riscaldamento, “lievi rincari nelle bollette” e maggior inquinamento per l’uso degli olii combustibili.
Conclusione costruiamo i rigassificatori e staremo tutti meglio.

Ma i conti non tornano. Si è creato un allarmismo ingiustificato sul gas, che ricade tutto sui cittadini, perché qualcuno ha fatto male i suoi conti e qualcun altro sta lucrando o vuole lucrare.
In Italia non manca il gas per uso interno, manca il gas per le esportazioni, che grandi utili fruttano agli operatori, principalmente all’Eni.
Quanto ai rigassificatori, a chi e a cosa servono? Non sicuramente al Paese che ha gas più che sufficiente per i suoi consumi interni, servono ad alimentare il business della liberalizzazione del mercato energetico europeo .
Qualcuno ieri sera ha evocato la TAV facendo una similitudine con i rigassificatori. In entrambi i casi i cittadini e le istituzioni locali che si oppongono, si dice, bloccano il progresso e antepongono gli interessi particolari a quello generale del paese.
Siamo sicuri che siano proprio i cittadini a fare un interesse diverso da quello del paese? Come per la Tav, anche i rigassificatori serviranno di più alle grandi imprese, in questo caso la più grande, l’Eni, per continuare a distribuire profitti agli azionisti.

Tratto da un articolo di Edo Dominci del 26 gennaio 2006, pubblicato sul settimanale Carta.

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Autore: antonio giudilli

Antonio Giudilli ha 47 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga. Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi CUTVAP.

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