Fatti furbo: se hai un rifiuto ingombrante chiama @seitoscana, che passano loro a prenderli a casa tua.

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Oggi mi va di fare un po’ di pubblicità ad un servizio utile, ma forse poco conosciuto.

Avevamo alcuni rifiuti ingombranti da smaltire. Cose come vecchie sedie, una macchina per caffè espresso non più funzionante, un paio di reggi tende (si chiamano così? boh) e altre cose che non era il caso di buttare nel cassonetto. O peggio ancora da poggiare accanto, come purtroppo ho avuto modo di vedere tante volte. Allora abbiamo scritto (qui) a SEITOSCANA, il gestore dei rifiuti, compilando il form di richiesta di ritiro.  Dopo 4 giorni ci hanno risposto (vedi) dicendoci che un camioncino sarebbe passato il tal giorno a partire dalle ore 6.00 del mattino.  Noi avremmo dovuto lasciare tutto sul marciapiede, davanti casa nostra, con il solo obbligo di attaccarci ben visibile il codice che ci avevano comunicato via email. Perciò, la sera avanti, prima di coricarci, abbiamo posato i rifiuti ingombranti accanto al nostro cancello di ingresso, sul marciapiede, e siamo andati a letto. L’indomani mattina erano sempre lì, ma al nostro rientro a casa abbiamo trovato tutto pulito: erano passati per davvero! Comodo no?

Ecco, adesso lo sapete. Funziona. Anche a Vagliagli. Perciò smettetela di lasciare materassi, televisori, damigiane e mobili, accanto ai cassonetti (vedi galleria quassù) che non si possono vedere alle porte di Vagliagli. Se proprio non vi importa niente dello scempio, almeno fatevi furbi e scrivete (chiamate) SEITOSCANA che tanto ci pensano loro a gratis.

Ora mi rivolgo a SEITOSCANA, che tanto vi ho taggato e mi leggete: non sarà il caso di pubblicizzare un po’ di più il vostro servizio?

Il mio quasi funerale, oggi 35 anni fa.

Premessa

  1. Mia madre faceva (e fa) subito cattivi pensieri;
  2. mia madre, all’epoca dei fatti,  aveva scarsissima dimestichezza con il telefono (era giusto una settimana che la SIP ci aveva attivato la linea);
  3. Mattinata era (è) un piccolo paese dove basta un niente per diffondere in meno che non si dica qualsiasi cosa, dal pettegolezzo alla peste bubbonica;
  4. Matteo era il proprietario del mitico Ristorante Panorama nonché l’allora marito di Teresa.

Mattinata, ore 14.30 circa, nei pressi del Ristorante Panorama dove mio fratello Nicola faceva il cuoco.

A Manfredonia era il primo giorno di festa patronale, a Mattinata invece era un giorno di fine agosto qualunque e faceva piuttosto caldo. Perciò quando Teresa mi chiese se volessi andare a Manfredonia assieme a lei, per tenerle compagnia durante il pomeriggio di shopping, ne fui molto felice e non me lo feci ripetere un’altra volta: non che mi interessasse fare compere, avevo 12 anni e pochi spiccioli in tasca, ma l’idea di andare in giro per bancarelle (e forse le giostre) mi allettava moltissimo. Dovevo decidermi in fretta però: l’autobus partiva da lì a pochi minuti. Non avrei fatto in tempo ad andare a casa a chiedere il permesso di partire. Matteo era con noi e  disse che ci avrebbe pensato lui ad avvisare i miei. Davvero? Dissi io. Sicuro! Rispose lui. E così partii tranquillo.

Arrivati a destinazione avevamo poco più di un paio d’ore prima di prendere l’autobus di ritorno. Troppo poco per fare tutto e infatti dopo il giro per i negozi ci attardammo alle bancarelle e perdemmo la corriera. L’autobus successivo sarebbe passato alle 19,00. Suggerii di ingannare l’attesa andando un po’ alle giostre ma la proposta fu respinta: alle 18.00 il ristorante riapriva e bisognava trovare un modo per rientrare quanto prima. Perciò propose di restare lì, a fare l’autostop, nel caso passasse qualche paesano. Nei pressi della fermata, dentro il bar Pace, c’era un telefono a scatti. Dalle risposte di Teresa ebbi modo di capire che a Mattinata non l’avevano presa troppo bene ma che qualcuno sarebbe venuto a riprenderci e che avremmo dovuto aspettare lì. Addio giostre. Dopo circa un ora arrivò Matteo. Appena mi vide si ricordò: non aveva detto niente ai miei, si scusò “tant n’eij nijnt, nnt pruccupénn, jeij tuttoapost” e partì. Conoscevo molto bene mia madre per sapere con certezza che “tanto non è niente e non mi devo preoccupare, tutto a posto” non era esattamente quello che pensava lei. Stetti tutto il viaggio in pensiero, prefigurandomi già la ramanzina, ma non potevo certo immaginare il putiferio che la mia povera mamma aveva scatenato in quelle tre/quatrro ore di assenza.

Cosa successe in quelle 3 ore Continue reading “Il mio quasi funerale, oggi 35 anni fa.”

A me nemmeno un trafiletto (eppure sarei potuto morire) 

Quando eravamo gggiovani, verso i 15 anni, eravamo soliti concludere l’estate aspettando l’alba del 17 settembre. La sera dell’ultimo giorno di festa patronale, subito dopo i fuochi di artificio, ci trasferivamo nella casa di campagna di Raffaele e, tra gavettoni, barzellette, birre, salsicce e altro cibo sano, aspettavamo tutti insieme l’ultima alba dell’estate: da lì a poco sarebbe iniziata la scuola con tutto ciò che ne conseguiva e quello era un modo per dilatare fino all’ultimo quei giorni spensierati e belli dell’estate mattinatese. All’andata qualche genitore si preoccupava di dare un passaggio a coloro che erano sprovvisti di motorino, al ritorno però bisognava arrangiarsi. Sicché quella volta, io che ero motorizzato Malaguti, mi offrii di fare la spola: nel giro di un’oretta li avrei portati tutti al paese e poi tutti a far colazione al Bar Totaro. Senonché al secondo viaggio mi resi conto di essere in riserva e perciò, al ritorno, essendo la strada quasi tutta in discesa, spensi il motorino e andai a motore spento con le braccia aperte ad assaporare il vento, come Rose e Jack in quel film che sarebbe uscito una decina di anni dopo. Il silenzio doveva essere talmente silente (e la stanchezza così stanca) che mi addormentai. Avete letto bene. Mi sono addormentato alla guida del motorino. Dopo aver fatto la curva del cimitero, rischiando così di spiaccicarmi sul suo cancello principale, e di ritrovarmi così già in loco pronto per la sepoltura, mi svegliai appiccicato alla recinzione di metallo del Tio Pepe, circa 300 metri più avanti. E meno male che il motorino tenne la destra, che se invece prendeva la sinistra non sarei qui a raccontarvela. Feci tutto da solo, lo giuro, proprio come il tale di Biella: a me però non mi dedicarono nemmeno un trafiletto.

FAI del Padiglione Conolly dell’ex Ospedale Psichiatrico di Siena il tuo Luogo del Cuore #FAI

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In attesa dell’esito della campagna bellezza@governo.it, a cui ho partecipato con la mia firma nel maggio scorso,  è partita una nuova raccolta, sempre a sostegno del Conolly, in adesione alla campagna del FAI (Fondo Ambiente Italiano) “I luoghi del cuore”.

E’possibile votare a favore del Conolly in due modi: on line, cliccando quioppure firmando un modulo cartaceo al momento disponibile presso i seguenti esercizi commerciali:

  1. Pizzeria Orto de’ Pecci, Orto de’ Pecci, Siena;
  2. Libreria Mondadori, via Montanini 112, Siena;
  3. Gelateria il Masgalano, via della Sapienza 47, Siena;
  4. Antiquariato Sena Vetus, via di Città 53, Siena.

Altre postazioni si stanno aggiungendo in questi giorni: se vedete esposta la locandina qui sopra è segno che siete nel posto giusto per firmare.  Io ho firmato on line, voi fate come meglio vi viene, ma fatelo che ne vale la pena

Movilli mi mancava

 

 

movilli

Gindilli, Gnidilli, Guidilli, Guindilli, Guidelli, Guindelli, Giuditti, Giurilli, Gaudilli. Ecco a tutto ciò oggi si è aggiunto Movilli.