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L’Italia peggiore è quella dei vari Brunetta non quella dei lavoratori precari.
Buon 25 Aprile

di Makkox
Siamo tutti migranti
Sarà perché sono figlio di un padre che negli anni Sessanta del secolo scorso è emigrato in Germania per 7 anni; sarà perché culturalmente sono sempre stato vicino ai popoli che sono stati vittime, dal 1492 in poi, dei saccheggi perpetrati da quelli che poi sarebbero diventati gli “occidentali”; sarà perché ritengo quello di cui sopra il nuovo peccato originale da espiare; sarà perché sono convinto che la ricchezza di cui godo come cittadino europeo è il frutto di secoli di colonialismo, ma a me il post di Giovanna Giorgetti pubblicato sul sito IDV Siena è piaciuto molto:
Sono italiana, nata e vissuta a Siena, dove lavoro e risiedo in un confortevole appartamento nel centro storico di una delle città più belle d’Italia e, forse, del mondo. Siena, la Toscana, e l’Italia è un luogo non solo bello, ma civile, dove tutti mangiano, studiano, vengono curati, vanno al cinema e al teatro. Io fortunata? Sì, molto. Questo tenore di vita è stato garantito a me, come a molti miei amici coetanei, dai miei genitori, nonni e bisnonni, che hanno lavorato duramente, spesso emigrando. Non che io, e miei amici, non lavoriamo, tutt’altro. Ma ho potuto fare moltissime scelte di vita grazie al benessere che i miei avi mi hanno assicurato.
In queste ultime settimane, abbiamo assistito a scene agghiaccianti di uomini e donne, stipati su barconi macilenti, che sbarcano, spesso morendo, sulle coste del nostro paese civile. E molti di noi sono spaventati: hanno paura che queste persone ci rubino il lavoro, la casa, la tranquillità. Alcuni commentano: “ancora non li possiamo sparare”. Allora ho avuto voglia di documentare da dove mi è arrivato tutto il mio benessere. Il mio bisnonno, nel 1897, sbarcò ad Ellis Island, all’età di 29 anni, da una nave che arrivava dal porto di Genova, dove si recò, mi è stato raccontato, a piedi da un paesino della Garfagnana: Barga. Lui, come molti, fece fortuna vendendo statuine di gesso. Poi tornò in patria e garantì ai miei nonni e al mio babbo una vita “ricca”, della cui eredità sto godendo anche io.
Noi italiani siamo un popolo di migranti; siamo emigrati in America (del Nord e del Sud), siamo emigrati in Svizzera, in Belgio, in Germania, siamo emigrati dalla Sicilia al Piemonte. E questo dal 1800 ad oggi. Come è possibile che ce ne siamo completamente scordati? Come è possibile essere talmente disumani da voler sparare a chi rincorre solo la possibilità di vivere?
Se proprio non si vuole condividere l’idea che la Terra è una ed è di tutti, che almeno ci si chieda chi siamo e da dove veniamo; ci si interroghi sul proprio cognome; si chieda ai nostri nonni se uno zio, un cugino, una sorella non siano migrati, pochi decenni fa, a Marcinelle per fare il minatore, a Philadelphia per aprire una pizzeria, a Colonia per aprire una gelateria, a Torino per lavorare in Fiat. continua a leggere
update del 20 aprile. Mi accorgo solo ora che il Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi, la pensa come me a proposito:
perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà? (via Il Post)
E poi ci chiediamo perché Silvio Berlusconi vince le elezioni
Sono anni che glielo dico a mia madre che quella trasmissione è un tarocco:
Mediaset manda in onda una finta terremotata pagata 300 euro. Pagata per leggere un copione scritto dagli autori del programma Forum, condotto da Rita Dalla Chiesa su Canale 5. “L’Aquila è ricostruita”; “Ci sono case con giardini e garage”; “La vita è ricominciata”; chi si lamenta “lo fa per mangiare e dormire gratis”. Per questo “ringraziamo il presidente…” . “Il governo… “, precisa la conduttrice.
Marina Villa, 50 anni, nella trasmissione di venerdì si dichiara “terremotata aquilana e commerciante di abiti da sposa” in separazione dal marito Gualtiero. Ed è lì in tv con il coniuge a discutere della separazione davanti al giudice del tribunale televisivo. Ma è tutto finto: lei non è dell’Aquila, non è commerciante, il vero marito è a casa a Popoli, il paesino abruzzese nel quale la coppia vive: si chiama Antonio Di Prata e con lei gestisce un’agenzia funebre. continua a leggere su repubblica.it
E poi ci chiediamo perché Silvio Berlusconi vince le elezioni. Possiamo incavolarci quanto vogliamo, far girare l’informazione via mail, facebook e sms, ma non riusciremo mai ad arrivare a tutti quelli che hanno ascoltato la trasmissione dicendo loro che era tutto falso. Quelli di Mediaset lo sanno e per questo continuano senza vergogna.
facciamo l’ipotesi
Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale:
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.
(Pietro Calamandrei, “Facciamo l’ipotesi“, 1950)
via manteblog
to racimol the votes of the bakkettons you…
Berlusconi dice anche che finchè ci sarà lui, le coppie gay non potranno mai essere una famiglia come lui la intende. Questa però, pensandoci bene, per gli omosessuali italiani potrebbe essere un’ottima notizia. (sora cesira)
Il video mostra lo strato di ipocrisia che avvolge Silvio Berlusconi quando tocca temi che, dato il suo curriculum recente, proprio non gli si addicono.